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Il dislcaimer delle e-mail. Eliminiamolo per sempre.

Sarà partito dagli americani, così attenti agli aspetti legali. Oppure arriva dallo spazio. Fatto sta che non serve proprio a nulla.

This transmission is confidential and intended solely for the person or organization to whom it is addressed. It may contain privileged and confidential information. If you are not the intended recipient, you should not copy, distribute or take any action in reliance on it. If you believe you received this transmission in error, please notify the sender immediately.

In altre parole: "hei, ora che ho aggiunto questo disclaimer la mia mail è armata! Se non sei tu il destinatario, stai molto attento a quel che leggi."

Da dove arriva questa nota? Quando abbiamo iniziato a usarla? La trovo demenziale.

Pensi che sia davvero utile per scoraggiare eventuali spioni industriali? La posta elettronica non è il mezzo più indicato per inviare informazioni confidenziali e strategiche. Se proprio vuoi usarla in alternativa ai mezzi più sicuri puoi sempre criptare i tuoi documenti.

C'è anche l'aspetto dell'usabilità. Spesso si usa la posta elettronica come strumento di dialogo. Una mail stimola una risposta, poi un'altra, e il discorso si arricchisce. La mal finale è uno storico di tutta la conversazione: la rileggiamo velocemente alla ricerca di quel dato o di quella specifica che ci servono per lavoro. Se questa nota fastidiosa non interrompesse il ritmo, lo scanning del documento sarebbe molto più semplice.

La situazione peggiora quando riceviamo una mail che contiene lo storico di un dialogo già iniziato da altri. In questo caso non basta fare lo scanning, ma dobbiamo leggere tutto dall'inizio alla fine. Dal basso verso l'alto.

Il colmo: lo si raggiunge quando il contenuto utile della mail finale è di gran lunga inferiore alla somma delle note. Senza considerare le firme, che qualcuno aggiunge dopo ogni messaggio. In automatico.

Provocazione: ecco un'alternativa più usabile, la raccomando a tutti.

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This transmission is confidential and intended solely for the person or organization to whom it is addressed. It may contain privileged and confidential information. If you are not the intended recipient, and you find it a little boring, you could have fun reading this famous Italian song.

Enjoy yourself.


I sing amore

per dirti darling i love you

sto inguaiato ti amo very much

purtroppo pero' non lo so dir

do you capire

my love tu dare solo un kiss

io pregare tu credermi perche'

desidero te for me

e non sapendo catari'

ne torna a surriento

canto only you

solo per te

i sing amore

do you capire oppure no

voglio dirti i love you i love you so

e resta cosi' with me.

e non sapendo catari'

ne torna a surriento

canto only you

solo per te

i sing amore

do you capire oppure no

voglio dirti i love you i love you so

e resta cosi' accanto a me

la la la la la la la

i sing amore

la la la la la la la

i sing amore eh

Squilibri.

Una ricerca fatta in casa analizza la struttura delle agenzie e dei reparti di comunicazione in Italia.

La ricerca prende in considerazione il sito di Lavori Creativi, il luogo più frequentato per il recruiting della comunicazione in Italia.

Lo scopo è quello di capire se la forza lavoro nelle agenzie è ben calibrata.

Il risultato ottenuto si può estendere, seppure in maniera parziale, anche ai pochi reparti di comunicazione interni alle aziende.

La raccolta dei dati.

Ho analizzato i dati numerici contenuti nella pagina elenco ultimi annunci agenzie.

Le categorie che non interessano direttamente i reparti di comunicazione e quelle inquinate da annunci poco rappresentativi o qualitativi sono state eliminate.

Le voci rimaste sono state divise nelle più importanti aree di intervento: strategia, presentazione grafica, copywriting, sviluppo software, accounting, produzione.

Strategia: planning strategico, direzione creativa, project management e Web marketing.

Il project manager è stato incluso in questa categoria perché spesso ha mansioni strategiche e di direzione creativa. Poteva essere incluso anche nell’area dedicata all’accounting. Il risultato finale non verrà comunque influenzato.

Presentazione: Grafici, Web designer, Art direcotr e addetti al Packaging.

Sono stati accorpati perché in fase produttiva si accavallano spesso tra di loro.

Copywriting: è la forza lavoro dedicata alla scrittura, on-line e off-line.

Sviluppo software: sviluppatori HTML, PHP e Flash.

Sono quelli che programmano. Potevano far parte dell’area di produzione. Fanno invece una categoria a parte perché l’evoluzione tecnologica determina la fattibilità di un’idea sul Web, e viceversa.

Accounting: account manager e account director.

E’ la forza lavoro dedicata al contatto con i clienti e alla vendita dei prodotti dell’agenzia. Si occupa anche dei contatti tra agenzia e fornitori e del controllo del budget.

Produzione: audio, video, foto e stampa.

Interni o esterni alla struttura, sono i classici reparti di produzione.

La chiave di lettura.

Maggiore è la richiesta di una figura professionale, maggiore è il suo impiego all’interno della struttura di comunicazione.

La semplice osservazione condotta in prima persona nei reparti di comunicazione è sufficiente per escludere altre chiavi di lettura.

Risultati.

Un esiguo 5% si occupa di tutto ciò che è scritto.

Pur avendo forzato l’unione di categorie abbastanza diverse tra loro, solo il 6% della forza lavoro è dedicato all’analisi e allo sviluppo delle strategie.

Il 12% è produzione.

Gli account fanno parte dei grandi numeri con un importante 23%.

L’ormai onnipresente programmazione è a quota 25%.

La categoria più richiesta è quella che si occupa della presentazione visiva con un significativo 29%.

Osservazioni.

Il Web conferma la sua importanza con il 25% di richiesta sugli sviluppatori e il 36% sul totale dei grafici creativi.

Il dato più sconcertante è quello dedicato ai copywriter.

Tutto, in comunicazione, non può fare a meno della parola. E nel Web la parola ha un’importanza spropositata.

Da questo ridicolo 5% (vedi primo grafico) si capisce che la maggior parte dei testi viene fatta da personale non qualificato.

Anche il 6% di teste che in un modo o nell’altro si dedica alla strategia non è un dato tranquillizzante. Sono troppo poche.

Tutte le figure professionali presenti in questa categoria strategica andrebbero prese meglio in considerazione.

Conclusione.

Un equilibrio tra gli account, i grafici e gli sviluppatori unito a una notevole scarsità strategica e di copywriting, fa pensare a una catena di montaggio della comunicazione.

Never mind the quality: vendere, produrre e fatturare, sono i credo più importanti di questo periodo storico.

Proposte per migliorare.

E’ difficile formulare delle concrete proposte per migliorare la situazione. La complessità del mercato non è di facile interpretazione.

Inseguire la qualità, per amore della qualità e del proprio mestiere, sembra un consiglio utopistico. Ma è l’unica cosa che mi viene in mente.

La ricerca della qualità è sempre un atto di coraggio che a lungo termine premia.

Il futuro di Second Life è tra cinquant'anni.

Second Life nasconde un potenziale latente che sarà una vera rivoluzione: la realtà virtuale, ma non come la conosciamo oggi.

Realtà virtuale. In questa parola c’è qualcosa che non quadra.

Ogni volta che ci immergiamo in quella che qualcuno chiama realtà virtuale ci troviamo in un ambiente surreale, definito male, popolato da creature dall’aspetto demenziale che si muovono poco meglio del Ken quando gli si schiaccia il bottone sulla schiena. Ma allora che realtà è?

E’ piuttosto una creazione di ambienti e personaggi ibridi a metà strada tra il reale e l’immaginario. E’ un trucco voluto per farci dimenticare la ricerca della realtà tout court a favore di una rappresentazione fantastica, dove grazie alla fantasia è più facile immergersi e immedesimarsi.

Ma cosa succederebbe se la tecnologia ci permettesse di riprodurre la realtà, per esempio quella di casa nostra? E se avessimo abbastanza banda, e processori così potenti da viaggiare fluidamente? E un casco virtuale e anche un paio di accessori studiati ad hoc per dimenticarci del qui e ora a favore del là e ora?

La realtà virtuale sarebbe davvero servita.

Tra 50 anni non avremo più bisogno di fingere.

Prenderemo una macchina fotografica collegata a un computer e al relativo software, ci scatteremo qualche foto e saremo subito riprodotti fedelmente all’interno del simulatore. Poi, con qualche scatto alla nostra abitazione, saremo in grado di riprodurre il salotto e la camera da letto. Il televisore-radio-PC trasmetterà veri palinsesti all’interno dello stesso ambiente virtuale. Palinsesti da godere insieme ad amici di tutto il mondo. Amici veri che verranno a trovarci virtualmente, nella nostra vera casa virtuale.

E quando Yuko di Tokyo potrà finalmente, e non virtualmente, abbracciare Salvatore di Pantelleria, conosciuto in Piccadilly Circus di Second Life, allora le sue parole non saranno “ti immaginavo più alto!” o “pensavo fossi un uomo!” ma “sei proprio come in Second Life“.

On-line sound design.

E’ difficile valutare l’enorme quantità di suono che una persona ingurgita ogni giorno. C’è sempre un rumore come colonna sonora ai momenti della nostra giornata. A volte lo escludiamo, e ci rifugiamo dentro a luoghi sonori costruiti ad hoc, sofisticati, fatti di compilation e top ten. E nel Web?

Conosciamo tutti l’importanza del suono in ogni forma di comunicazione.

Musica, parlato, effetti speciali e ambientazioni si esprimono meglio grazie a dei professionisti dedicati. Spesso le figure professionali impegnate sono più d’una per ognuna di queste forme che, tra l’altro, si possono sovrapporre fra di loro.

I campi di applicazione sono tanti e l’argomento è sconfinato.

Nel Web il suono non ha ancora ottenuto le dovute attenzioni, almeno per quanto riguarda la media dei siti che visitiamo ogni giorno.

Dando uno sguardo approssimativo al passato si può affermare che il massimo uso di effetti sonori è stato raggiunto in concomitanza con il boom di Flash. Clic, zip, swoop, squeeze: molti designer si sono sbizzarriti nella ricerca dell’effetto a tutti i costi. Hanno ottenuto ottimi risultati ma anche molti sovraccarichi e peti elettronici.

Ora ci siamo accorti che non sempre Flash è la tecnologia più indicata per costruire un sito. I veri professionisti del Web hanno vissuto la grande abbuffata di sofisticazioni e ora si sono presi sana pausa di riflessione.

Finalmente possono fare ordine nella cassetta degli attrezzi per capire meglio quando e come usare le innumerevoli tecnologie a loro disposizione.

Il suono, dosato con intelligenza, è un grande alleato della pagina Web. Ma il suo uso va ponderato con attenzione.

Prendiamo l’esempio del signor Rossi . Egli deve compilare un documento di Excell ma non ha resistito alla tentazione di dare una sbirciatina al minisito della sua nuova auto, quella che gli verrà consegnata tra un paio di giorni.

Il suo capoufficio, il signor Bianchi , ha sentito quello swaaash improvviso provenire dal quel computer. E ora Rossi morirà di mobbing .

Credo che l’audio di un sito non debba attivarsi con il caricamento della pagina, ed eventualmente essere escluso con l’apposito pulsante. Sostengo che fare il contrario sia più rispettoso nei confronti dell’utente.

Caricare la pagina Web nel silenzio, ed eventualmente dare al navigatore la possibilità di approfondire la sua esperienza con l’audio sarà più gentile.

L’utenza Web, ricordiamolo bene, non vuole essere trattata alla stregua di quella televisiva. Questa è una condicio sine qua non valida soprattutto per un pubblico di riferimento di profilo medio-alto.

Sarebbe molto bello se nella rete si facesse più spazio ai sound designer, quelli veri.

Sicuramente ci si allontanerebbe dalle solite scelte di musica ed effetti.

C’è molta ricerca da fare nel campo delle ambientazioni e dei sottofondi sonori. Strumenti potentissimi per l’ottenimento di una più intensa brand experience.

Sottoterra. Dove non arrivano i brand.

 

Ci sono comunità moderne che non sono raggiunte dai grandi brand, luoghi dove marketing e antropologia si sfiorano al suono dei tamburi primordiali.

Partecipare a un rave abusivo significa saltare in un’altra dimensione.

Tutto è precario e transitorio nelle 12 o 72 ore in cui l’evento si consuma.

Nasce spontaneo un microsistema sociale ed economico il cui modello si trova a cavallo tra la tribù e la civiltà moderna. Qualsiasi esperienza di consumo o baratto è legata unicamente ai bisogni primordiali di nutrimento, piacere e comunione.

In un rave abusivo le marche non hanno nessun potere. Il clima di autarchia apparente non lascia spazio ad alcun tipo di brand experience .

Sottoterra il logo non riceve ossigeno. Il ciclo del marketing si interrompe e le regole vengono ridisegnate.

Nella fabbrica abbandonata un tempo rumoreggiavano gli ingranaggi della catena di montaggio. Ora, quasi per l’effetto di un’implosione destrutturante, le colonne portanti del mercato sono crollate, e al loro posto sono arrivate le casse e i tamburi. Ci troviamo agli antipodi del commercio.

Non è una galassia isolata. E’ pur sempre un sistema che attinge nutrimento dal sistema contenitore, che è la società. Però ne prende i simboli e li trasforma a proprio uso e consumo.

E’ una specie di re-impasto, una creatura che rimescola i suoi geni nascendo sotto forme sempre nuove. Una reazione chimica che crea una sostanza con caratteristiche completamente differenti da quelle che l’hanno generata.

Un rave è un’incursione all’origine delle mode e dei consumi. E’ una nicchia dove nascono impulsi che si propagano in superficie fino a raggiungere i grandi sistemi del mercato.

A volte si trasformano in trend. Altre volte svaniscono come cerchi nell’acqua.

Search engine optimization (seo) e copywriting.

Una brevissima introduzione al funzionamento degli spider dei motori di ricerca per spiegare le connessioni tra il copywriting e la search engine optimization.

I motori di ricerca si nutrono di parole.

Il popolamento dei database dei motori di ricerca si basa su programmi specifici il cui nome sembra nato da un film di fantascienza: spider (si chiamano anche crawler, o robot). Gli spider scandagliano la rete, entrano nei siti che li lasciano passare (non tutti i siti sono digeriti dagli spider) e ne setacciano il contenuto, parola per parola. Questi simpatici ragnetti si nutrono quasi unicamente di parole. Ne deriva che, per migliorare l’indicizzazione di un sito nei motori di ricerca, più parole diamo agli spider, più possibilità abbiamo di ottenere un buon posizionamento.

Per la search engine optimization le parole non devono essere a caso.

Prendiamo l’esempio di una società che si occupa di search engine optimization. Per farsi trovare sui motori di ricerca sarà molto importante che le tre parole (keyword) search, engine e optimization siano ripetute numerose volte nel sito Web o in una determinata pagina. (Questa è una spiegazione semplicistica poiché per tale sito Web si potrebbe scegliere una sequenza di keyword alternativa, meno inflazionata).

Maggiore è la ripetizione delle keyword nella pagina Web, maggiore è la possibilità che Google, o un qualsiasi altro motore di ricerca, dia al sito un posizionamento appetibile.

Se per fare i furbi, però, ripetiamo troppo spesso le keyword, Google può sentirsi preso in giro e decidere di penalizzare il nostro sito Web. Questo però, accade solamente se si esagera al punto di fare un mero elenco di parole chiave sempre uguali (keyword stacking e keyword stuffing).

Nulla impedisce alla nostra società di search engine optimization di adottare una tattica aggressiva e fare una homepage piena di contenuti che ripetano appena possibile e in modo fastidioso le parole search, engine e optimization.

Dove sta il confine tra un sito web fatto per informare, e un sito web fatto per ottenere una buona indicizzazione nei motori di ricerca?


Il confine sta nel livello di professionalità ed etica della Web agency e del cliente. Un bravo copywriter riesce a coniugare l’ottimizzazione di posizionamento nei motori di ricerca a una buona comunicazione.

I siti che si pongono con un atteggiamento aggressivo nei confronti dell’ottimizzazione si riconoscono perché diluiscono e allungano oltremodo i testi, con un uso spropositato di grassetti, corsivi e link.

A che cosa serve arrivare tra i primi cinque sulla pagina di Google se poi la comunicazione è costruita male, è ripetitiva e nessuno la legge? Chi si assomiglia si piglia: servirà unicamente ad attrarre i clienti più grezzi. Quelli che poi, si sa, daranno un sacco di grattacapi per ogni commissione di lavoro.

Un buon lavoro rende i contenuti di ogni pagina sempre godibili, non ripetitivi, e soprattutto persuasivi.


Un copywriter deve prima di tutto conoscere molto bene ciò che sta alla base della comunicazione, applicare le differenze tecniche e stilistiche di cui il Web ha bisogno e infine adattare e miscelare tutti gli ingredienti per l’ottimizzazione finale, secondo i parametri della search engine optimization.

Le regole da seguire non sono difficili. Bisogna pensare agli spider come a delle entità dotate di intelligenza. Cercare di entrare nella loro testa e soprattutto di rispettarli. Gli spider danno rilievo alle parole contenute nel titolo del browser. All’interno del corpo della pagina avranno particolare attenzione per i titoli, i link, i corsivi, i grassetti e gli elenchi puntati. Inoltre bisogna stare attenti a non superate il 10 percento di parole chiave rispetto al testo totale della pagina. E poi vi consiglio di tenete d’occhio il vostro webmaster: se non usa i tag h, strong e em state buttando via la quasi totalità del vostro lavoro.

Come vedete il discorso si sta facendo più tecnico. Cosa sono i tag? So che non vi piacerà sentirvelo dire, ma un buon copywriter deve avere un’infarinatura anche di XHTML.

Chiudere un post con una notizia scoraggiante non è bello. Quella buona è che se fate un sito rispettando i vostri potenziali interlocutori, anche disabili, avrete ottime possibilità di piacere ai ragni.

Buon lavoro.

Push e pull. Dal messaggio gettato al messaggio ricercato.

Qualche osservazione su due termini che rappresentano una rivoluzione in corso: la trasformazione della televisione (pena la sua morte) e il dominio sempre maggiore della grande rete.

La fruizione dei media vive un cambiamento radicale. La televisione sta male, perde sempre più audience e si svuota di contenuti intelligenti. Internet invece gode di ottima salute e una fetta sempre più grande di giovani la preferisce alla televisione.

Questa evoluzione nasce dalle diverse dinamiche di comunicazione intrinseche ai due media e soprattutto da una differenza epocale: la televisione è push, internet è pull.

Push sta a indicare la modalità con cui un messaggio viene gettato dall’emittente al ricevente, senza che il ricevente lo richieda. Pull, al contrario, indica la modalità con cui è il ricevente a richiedere un determinato messaggio.

Lo spot che interrompe il film è push, il filmato che cerco su YouTube è pull. L’azienda che mi contatta telefonicamente per vendermi un servizio è push. Il servizio di informazione clienti, quando funziona, è pull.

La fruizione del messaggio pull nasce quindi da un interesse spontaneo. L’interesse è a sua volta generato dal desiderio di contenuti o di intrattenimento. Quindi se il mio messaggio pull viene usufruito sono sicuro di avere enormi possibilità di essere ascoltato e ricordato.

Internet ha il vantaggio di avere una quantità di contenuti potenzialmente infinita, per cui ho grandi possibilità di trovare quello che cerco. La televisione, per sua costituzione, non è in grado di soddisfare ogni mio desiderio. Improvvisamente appare obsoleta, invadente, noiosa e stupida.

Se la televisione vorrà sopravvivere dovrà trasformarsi, allacciarsi alla rete e diventare tutt’uno con internet. La televisione del futuro sarà un servizio quasi totalmente pull, anche nella pubblicità.

In un futuro ancora più lontano internet, televisione e telefonino saranno una cosa sola. Ma questo è un altro post.

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