L’uso della comunicazione pubblicitaria per veicolare messaggi socialmente utili è un tema che non trova tutti d’accordo. Pianificare una campagna sociale a livello nazionale è costoso, e qualcuno sostiene che l’impegno non ha un ritorno economico sufficiente a giustificarne l’investimento.
Tuttavia mi viene in mente il caso delle ammonizioni sui pacchetti di sigarette che, unitamente al divieto di fumare nei locali pubblici, hanno determinato un abbattimento sensibile dei consumi di tabacco, tanto che il governo ha subito pensato di aumentare il prezzo delle bionde. Dunque c’è stata una comunicazione (definiamola sociale) che ha funzionato, con un guadagno positivo per la salute dei fumatori e negativo per lo Stato, che ha ottenuto meno tasse.
A parte questo caso specifico, sono convinto che i mezzi e i metodi per recuperare gli investimenti economici della comunicazione sociale ci siano. Se si pensa al numero di bar, rosticcerie e gelaterie… che sistematicamente in tutta Italia non emette lo scontrino si scopre un’orda sconfinata che evade sotto gli occhi di tutti, cittadini e autorità competenti. Il pulsantino magico apre la cassa, il compenso viene intascato e come se nulla fosse il cliente viene reso consenziente e complice dell’illecito.
Ma se proprio noi tutti, cittadini consenzienti, fossimo educati a chiedere lo scontrino? Se ci fosse una campagna che sensibilizza fortemente riguardo questa spesso tacita (e non voluta) complicità penso che il ritorno economico sarebbe di gran lunga superiore all’investimento iniziale.
Seguendo questa strada si potrebbero pianificare delle campagne sociali per educare al risparmio energetico: luoghi surriscaldati in inverno e congelati in estate sono ormai una consuetudine, come le vetrine sovrailluminate, le automobili sovralimentate… le persone sovralimentate.