This transmission is confidential and intended solely for the person or organization to whom it is addressed. It may contain privileged and confidential information. If you are not the intended recipient, you should not copy, distribute or take any action in reliance on it. If you believe you received this transmission in error, please notify the sender immediately.
In altre parole: "hei, ora che ho aggiunto questo disclaimer la mia mail è armata! Se non sei tu il destinatario, stai molto attento a quel che leggi."
Da dove arriva questa nota? Quando abbiamo iniziato a usarla? La trovo demenziale.
Pensi che sia davvero utile per scoraggiare eventuali spioni industriali? La posta elettronica non è il mezzo più indicato per inviare informazioni confidenziali e strategiche. Se proprio vuoi usarla in alternativa ai mezzi più sicuri puoi sempre criptare i tuoi documenti.
C'è anche l'aspetto dell'usabilità. Spesso si usa la posta elettronica come strumento di dialogo. Una mail stimola una risposta, poi un'altra, e il discorso si arricchisce. La mal finale è uno storico di tutta la conversazione: la rileggiamo velocemente alla ricerca di quel dato o di quella specifica che ci servono per lavoro. Se questa nota fastidiosa non interrompesse il ritmo, lo scanning del documento sarebbe molto più semplice.
La situazione peggiora quando riceviamo una mail che contiene lo storico di un dialogo già iniziato da altri. In questo caso non basta fare lo scanning, ma dobbiamo leggere tutto dall'inizio alla fine. Dal basso verso l'alto.
Il colmo: lo si raggiunge quando il contenuto utile della mail finale è di gran lunga inferiore alla somma delle note. Senza considerare le firme, che qualcuno aggiunge dopo ogni messaggio. In automatico.
Provocazione: ecco un'alternativa più usabile, la raccomando a tutti.
_______________________________________________________
This transmission is confidential and intended solely for the person or organization to whom it is addressed. It may contain privileged and confidential information. If you are not the intended recipient, and you find it a little boring, you could have fun reading this famous Italian song.
Enjoy yourself.
I sing amore
per dirti darling i love you
sto inguaiato ti amo very much
purtroppo pero' non lo so dir
do you capire
my love tu dare solo un kiss
io pregare tu credermi perche'
desidero te for me
e non sapendo catari'
ne torna a surriento
canto only you
solo per te
i sing amore
do you capire oppure no
voglio dirti i love you i love you so
e resta cosi' with me.
e non sapendo catari'
ne torna a surriento
canto only you
solo per te
i sing amore
do you capire oppure no
voglio dirti i love you i love you so
e resta cosi' accanto a me
la la la la la la la
i sing amore
la la la la la la la
i sing amore eh
Il professionista che blogga con l'intenzione di promuovere le sue capacità deve tenere in considerazione un fattore che tutti gli altri blogger possono ignorare: la concorrenza. Al di là delle logiche incentrate sul dialogo e sull'apertura, la concorrenza è infatti presente anche nella blogosfera. E' quindi indispensabile uscire dal coro e dare una voce originale al proprio blog.
Chi ha scelto argomenti di nicchia troverà la strada in discesa. Un blog sulla scrittura che parla dello stile o uno di economia che considera solo gli aspetti legati al cambio monetario hanno già raggiunto l'obiettivo della diversificazione. Ma il professionista che sceglie argomenti più ampi, come l'informatica, la comunicazione, o la cucina, avrà al suo fianco decine o centinaia di altri siti e blogger che trattano lo stesso argomento in modo molto simile.
In questo scenario differenziarsi è più complicato, ma non è difficile.
Una strada che puoi seguire è quella prettamente pubblicitaria e marketing oriented e consiste nel trattare il blog alla stregua di un prodotto o servizio. Si procede con gli strumenti di sempre, come l'analisi della concorrenza, l'analisi SWOT e la rappresentazione grafica del landscaping. Se proprio vuoi impazzire, puoi anche aggiungere un'analisi SEO e ottimizzare il tuo blog fino ai dettagli.
Personalmente trovo questa scelta troppo fredda e poco passionale, più adatta a un prodotto aziendale.
Il mio consiglio è di ragionare su un piano più umano, introspettivo e di ricerca. Ciascuno di noi è unico, ha un suo modo di pensare e un percorso lavorativo particolare. L'unione di questi elementi su un blog produrrà automaticamente un dialogo originale. In questo caso ascoltare se stessi è determinante.
Gli ingredienti da mettere in gioco sono solo tre e ognuno di noi li conosce meglio di chiunque altro: testa, cuore e pancia.
che materie conosci? Considerale tutte, anche se sono molto diverse tra loro. La fusione di discipline apparentemente lontane può aprire nuove e interessanti opportunità.
se il tuo blog deve aiutarti ad andare da qualche parte è bene che tu, per primo, sappia dove andare.
chi legge è alla ricerca di contenuti validi che possano aiutare o gratificare.
la rete è piena di sedicenti professionisti, ma la critica non ti porterà vantaggi. Dimentica gli italioti e fai finta di scrivere in un posto ideale, per una persona ideale.
il tuo cuore ha un ritmo tutto suo, seguilo anche sullo schermo.
un punto di vista alternativo può essere interessante. Non avere paura di andare controcorrente, se quello che provi è sincero esprimilo, non c'è nulla da perdere.
La condivisione delle informazioni e il relativo popolamento di database sempre più ricchi e complessi è in grado di restituirci esperienze trasversali stimolanti.
Amazon, per esempio, nel momento in cui cerchiamo informazioni sul titolo di un libro ci fornisce dei consigli molto utili su altri libri in qualche modo correlati al nostro. Allo stesso modo il blogroll di un amico ci porta a conoscere altri blog che parlano, più o meno, dello stesso argomento.
E' un sistema sicuramente utile e fluido, non ne farei più a meno, ma per certi versi ha un difetto: rimane autoriferito e ancora troppo orientato al marketing, all'obiettivo.
Prendi le tag cloud, per esempio, sono così affascinanti, ma anche terribilmente selettive ed esclusive. Sembra la Sparta delle parole. Solo le più grosse riceveranno in dono l'attenzione del visitatore.
Questa riflessione ha preso forma ieri. Cercavo delle informazioni riguardanti Drupal e mi sono trovato, in modo del tutto casuale e fortuito, sul blog di Matteo, un bibliotecario che parla di piccole cose semplici e piacevoli, come i libri per bambini. La sua scrittura è rilassante, non è mai banale, e ti fa sentire subito il benvenuto.
Per me è stata una specie di rivelazione. Ho aperto gli occhi sul fatto che da troppo tempo le mie ricerche in internet erano diventate monotematiche. Solo marketing, sempre marketing.
Non sarebbe bello che i sistemi informatici inventassero, insieme ai vari AdSense, blogroll, tag cloud e argomenti correlati, anche una specie di NoSense? Ma sì, dai, creiamo un piccolo riquadro nella sidebar, dove proporre argomenti molto diversi e poco correlati ai nostri contenuti.
Una finestra sullo schermo dove fuggire quando si è stanchi di cavalcare lo stesso flusso di informazioni.
Non hai mai sentito parlare di Drupal? Ci credo, in fondo costituisce solo il 5% delle piattaforme blogger in circolazione, almeno secondo un'analisi dei 100 blog più quotati da Technorati.
Ma se cerchi una Ferrari, come CMS, allora ecco un paio di notizie che forse ti faranno ingolosire.
Drupal è vincitore degli Open source CMS awards 2007, è consigliato dagli ingegneri della IBM, è molto apprezzato da chi ha il pallino della tassonomia, è SEO friendly, produce un codice molto pulito e lo puoi personalizzare fino nei dettagli.
La ricerca prende in considerazione il sito di Lavori Creativi, il luogo più frequentato per il recruiting della comunicazione in Italia.
Lo scopo è quello di capire se la forza lavoro nelle agenzie è ben calibrata.
Il risultato ottenuto si può estendere, seppure in maniera parziale, anche ai pochi reparti di comunicazione interni alle aziende.
Ho analizzato i dati numerici contenuti nella pagina elenco ultimi annunci agenzie.
Le categorie che non interessano direttamente i reparti di comunicazione e quelle inquinate da annunci poco rappresentativi o qualitativi sono state eliminate.
Le voci rimaste sono state divise nelle più importanti aree di intervento: strategia, presentazione grafica, copywriting, sviluppo software, accounting, produzione.
Strategia: planning strategico, direzione creativa, project management e Web marketing.
Il project manager è stato incluso in questa categoria perché spesso ha mansioni strategiche e di direzione creativa. Poteva essere incluso anche nell’area dedicata all’accounting. Il risultato finale non verrà comunque influenzato.
Presentazione: Grafici, Web designer, Art direcotr e addetti al Packaging.
Sono stati accorpati perché in fase produttiva si accavallano spesso tra di loro.
Copywriting: è la forza lavoro dedicata alla scrittura, on-line e off-line.
Sviluppo software: sviluppatori HTML, PHP e Flash.
Sono quelli che programmano. Potevano far parte dell’area di produzione. Fanno invece una categoria a parte perché l’evoluzione tecnologica determina la fattibilità di un’idea sul Web, e viceversa.
Accounting: account manager e account director.
E’ la forza lavoro dedicata al contatto con i clienti e alla vendita dei prodotti dell’agenzia. Si occupa anche dei contatti tra agenzia e fornitori e del controllo del budget.
Produzione: audio, video, foto e stampa.
Interni o esterni alla struttura, sono i classici reparti di produzione.
Maggiore è la richiesta di una figura professionale, maggiore è il suo impiego all’interno della struttura di comunicazione.
La semplice osservazione condotta in prima persona nei reparti di comunicazione è sufficiente per escludere altre chiavi di lettura.
Un esiguo 5% si occupa di tutto ciò che è scritto.
Pur avendo forzato l’unione di categorie abbastanza diverse tra loro, solo il 6% della forza lavoro è dedicato all’analisi e allo sviluppo delle strategie.
Il 12% è produzione.
Gli account fanno parte dei grandi numeri con un importante 23%.
L’ormai onnipresente programmazione è a quota 25%.
La categoria più richiesta è quella che si occupa della presentazione visiva con un significativo 29%.
Il Web conferma la sua importanza con il 25% di richiesta sugli sviluppatori e il 36% sul totale dei grafici creativi.
Il dato più sconcertante è quello dedicato ai copywriter.
Tutto, in comunicazione, non può fare a meno della parola. E nel Web la parola ha un’importanza spropositata.
Da questo ridicolo 5% (vedi primo grafico) si capisce che la maggior parte dei testi viene fatta da personale non qualificato.
Anche il 6% di teste che in un modo o nell’altro si dedica alla strategia non è un dato tranquillizzante. Sono troppo poche.
Tutte le figure professionali presenti in questa categoria strategica andrebbero prese meglio in considerazione.
Un equilibrio tra gli account, i grafici e gli sviluppatori unito a una notevole scarsità strategica e di copywriting, fa pensare a una catena di montaggio della comunicazione.
Never mind the quality: vendere, produrre e fatturare, sono i credo più importanti di questo periodo storico.
E’ difficile formulare delle concrete proposte per migliorare la situazione. La complessità del mercato non è di facile interpretazione.
Inseguire la qualità, per amore della qualità e del proprio mestiere, sembra un consiglio utopistico. Ma è l’unica cosa che mi viene in mente.
La ricerca della qualità è sempre un atto di coraggio che a lungo termine premia.

Un giorno David Ogilvy disse a un imprenditore in crisi: “smettere di fare pubblicità per risparmiare soldi è come fermare l’orologio per risparmiare tempo”.
Che bella frase. Ma erano altri tempi. Si stava meglio quando si stava peggio.
Eppure, nonostante siano passati tanti anni, il marketing continua sulla stessa strada. Vuole dare al cliente la cura perpetua.
Oggi l’accanimento terapeutico si chiama Web. Perché tutto è misurabile, perché tutti sono nel Web, perché in America il Web va alla grande. Ci sono i blog e la lunga coda. E poi c’è sempre l’amore. Ah l’amore. Il suo brand saprà farsi amare, signor cliente. E se mi dà retta un attimo ci mettiamo dentro anche il mobile advertising .
No caro cliente. Riflettiamo insieme. Lei che decide di tagliare i costi sulla pubblicità, lo sa che forse ha ragione? Il suo prodotto è innovativo? Aiuta realmente a vivere meglio? Lei si fa portatore di valori costruttivi per i suoi dipendenti? Restituisce qualcosa alla società grazie alla quale vorrebbe crescere rigoglioso?
Se la risposta è no, non spenda i suoi soldi. Li butterebbe. I risultati che otterrebbe con un’ottima comunicazione sarebbero comunque limitati nel tempo.
Risparmi il suo denaro.
E qualsiasi azienda lei abbia, torni dentro e vada a conoscere i suoi lavoratori. Parli con loro da uomo, e inizi un nuovo rapporto basato sul valore e la fiducia.
E poi si chiuda nel reparto di ricerca e sviluppo.
Pensi a un nuovo prodotto, o a una nuova applicazione per quello che ha già.
Si chiuda dentro fino a notte fonda.
Non dia retta a mister Marketing. Aspetti che ritorni il dottor Jekyll. Quella ricetta che fino a ieri ha funzionato, domani la porterà alla follia.
La gente, gli altri, il target, il suo pubblico di riferimento, le persone, non si nutrono più di favole e di aspirazioni. La società ha bisogno di prodotti veri e di contenuti fruibili.
Prima nasce il prodotto innovativo, poi arrivano i piani marketing intelligenti, infine tutti i sogni che vuole.

Società, politica, lavoro, marketing, comunicazione: sono legati indissolubilmente.
Se non esistesse uno non esisterebbero gli altri.
Eppure, nel panorama editoriale della comunicazione, la visione è sempre parziale.
Leggendo qua e là si trovano persino dei ragionamenti su quanto una fragranza possa influenzare un “consumatore”, ma sono rari gli articoli che mettono in relazione il marketing con la situazione sociale ed economica di questo paese.
Per esempio, sfogliando Nòva del Sole 24 Ore sembra di essere in America. Si legge di “Micronicchie, megasuccessi, multibusiness”, di “Italia innovatrice che fa l’impresa” e di tante altre belle favole. Mi vengono in mente i congressi di Millionaire.
Allegramente bendati, danziamo in mezzo alla recessione.
Le visioni sono indispensabili, ma quando si portano troppo lontane nel tempo e assumono un tono sempre positivo la realtà viene travisata. In questo modo si rischia di vivere immersi in uno scenario viziato, all’inseguimento di un perenne ideale.
Il mondo della comunicazione e dei comunicatori è davvero così limitato?
Perché dare una visione sempre positiva e proattiva?
Esiste un limite oltre al quale anche il marketing dovrebbe fare una profonda riflessione e riprendere contatto con la realtà contingente.