Realtà virtuale. In questa parola c’è qualcosa che non quadra.
Ogni volta che ci immergiamo in quella che qualcuno chiama realtà virtuale ci troviamo in un ambiente surreale, definito male, popolato da creature dall’aspetto demenziale che si muovono poco meglio del Ken quando gli si schiaccia il bottone sulla schiena. Ma allora che realtà è?
E’ piuttosto una creazione di ambienti e personaggi ibridi a metà strada tra il reale e l’immaginario. E’ un trucco voluto per farci dimenticare la ricerca della realtà tout court a favore di una rappresentazione fantastica, dove grazie alla fantasia è più facile immergersi e immedesimarsi.
Ma cosa succederebbe se la tecnologia ci permettesse di riprodurre la realtà, per esempio quella di casa nostra? E se avessimo abbastanza banda, e processori così potenti da viaggiare fluidamente? E un casco virtuale e anche un paio di accessori studiati ad hoc per dimenticarci del qui e ora a favore del là e ora?
La realtà virtuale sarebbe davvero servita.
Tra 50 anni non avremo più bisogno di fingere.
Prenderemo una macchina fotografica collegata a un computer e al relativo software, ci scatteremo qualche foto e saremo subito riprodotti fedelmente all’interno del simulatore. Poi, con qualche scatto alla nostra abitazione, saremo in grado di riprodurre il salotto e la camera da letto. Il televisore-radio-PC trasmetterà veri palinsesti all’interno dello stesso ambiente virtuale. Palinsesti da godere insieme ad amici di tutto il mondo. Amici veri che verranno a trovarci virtualmente, nella nostra vera casa virtuale.
E quando Yuko di Tokyo potrà finalmente, e non virtualmente, abbracciare Salvatore di Pantelleria, conosciuto in Piccadilly Circus di Second Life, allora le sue parole non saranno “ti immaginavo più alto!” o “pensavo fossi un uomo!” ma “sei proprio come in Second Life“.
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